La quercia bambina
Poesie all'ombra del Guardiano11/05/2009
Aries
di Lucilla
c’è una crepa sottile nel vetro
frontiera tra carne e figura,
non puoi dirla se non con
il tocco lieve delle dita:
se guardi fuori ti confonde primavera
con promesse di prodigo ritorno,
ma qui dove la finestra mostra
la sua incrinatura, i grumi dell’anima
qui senti che non c’è resurrezione alcuna,
che il sacrificio è vano e l’oro del manto perduto,
qui l’agnello è muto e nel suo orto
ad ogni mese si sotterra il mio futuro.
e l’immagine che vedi non è fedele,
scomposta dal grido incolmato
di una sfasatura, l’acqua che nutre
è solo pianto, abisso la naca antica
dei soli, chimera che polvere
sia lievito e nei miei occhi
illusione il ciliegio che matura.
11/01/2009
11 GENNAIO 1999
E scioglie all’urna un cantico che forse non morrà
Un sentiero di mare azzurro
anfratto di desiderio acerbo
pioggia di giada
- o tristezze bambine -
dolori ormai bruniti da mietere
e la malinconia delle lacrime di giugno.
Un sentiero di mani sudate
piccola conca di ricordi
culla ruvida per i miei sogni
nido fragile di foglie in carta crespa
- paglia depositata sulla mia pelle.
Un sentiero di lucido cielo
patina di memorie future
buio angolo di polvere antica
in una danza di petali stropicciati d’ansia
il folle giroscopio delle stelle.
Un sentiero di voci lontane
voci, urla, sospiri e sussurri
quasi tuoni e lampi
temporale rinchiuso nel cuore
in questo sentiero di luce e mare
e mani e cielo
via breve accennata
fugace
riflesso sorto dalla scia d’un suono.
Un sentiero di note
un canto d’eterna vita.
17/11/2008
Chara e Asterion
dove sei? dove ti sei perso?
sono qui. ti sto guardando da Altrove.
dove sei? da troppo tempo
mastico la mia solitudine.
sono qui, avvolto nella mia nube di calma,
quella che cela in sé l’orrore del vuoto.
dove sei? vorrei stringerti a me,
così intensamente da rendere palpabile
l’amore luminoso che sento per te.
sono qui, dentro di te. parlami
ancora dolcemente, cullami.
la legge delle stelle è forte, nessuna è sola.
dove sei? il vincolo che mi unisce a te
è potente, in ogni istante lo desidero,
lo cerco in te e in me. lo rinnovo.
sono qui. sento un amore così puro,
così dolce, luminoso e morbido, immenso
da contenere tutto di noi. tutto noi stessi.
dove sei? così a lungo ho scrutato dalla torre,
fino all’aurora. tutta la notte nel mio letto
ho invocato il tuo nome, ma non ti ho trovato.
sono qui, eccomi! mia Gioia, sono io
sono il tuo cielo Stellato, come sono tuo
… non appartengo a null’altro.
dove sei? ascoltami tra tutte le stelle
sono qui. aspettami oltre gli eoni
21/04/2008
DOLCENERA di Fabrizio De André
Amiala ch'a l'arìa amia cum'a l'é cum'à l'é
Amiala cum'a l'aria amìa ch'a l'é le ch'a l'é le
Amiala cum'a l'aria amia amia cum'a l'é
amiala ch'a l'arìa amìa ch'a l'é le, ch'a l'é le
Nera che porta via che porta via la via
nera che non si vedeva da una vita intera così dolcenera nera nera
nera che picchia forte che butta giù le porte
nu l'é l'aegua ch'a fa baggià imbaggià imbaggià
nera di malasorte che ammazza e passa oltre
nera come la sfortuna che si fa la tana dove non c'è luna,
luna nera di falde amare che passano le bare
atru da stramuà a nu n'à a nu n'à
ma la moglie di Anselmo non lo deve sapere
che è venuta per me è arrivata da un'ora
e l'amore ha l'amore come solo argomento
e il tumulto del cielo ha sbagliato momento
Acqua che non si aspetta altro che benedetta
acqua che porta male sale dalle scale sale senza sale, sale
acqua che spacca il monte che affonda terra e ponte
nu l'è l'aegua de 'na rammà 'n calabà 'n calabà
ma la moglie di Anselmo sta sognando del mare
quando ingorga gli anfratti si ritira e risale
e il lenzuolo si gonfia sul cavo dell'onda
e la lotta si fa scivolosa e profonda
amiala cum'a l'arìa amìa cum'a l'é cum'a l'é
amiala cum'a l'arìa amìa ch'a l'è le ch'a l'é le
Acqua di spilli fitti dal cielo e dai soffitti
acqua per fotografie per cercare i complici da maledire
acqua che stringe i fianchi tonnara di passanti
atru da camallà a nu n'à a nu n'à
oltre il muro dei vetri si risveglia la vita
che si prende per mano a battaglia finita
come fa questo amore che dall'ansia di perdersi
ha avuto in un giorno la certezza di aversi
acqua che ha fatto sera che adesso si ritira
bassa sfila tra la gente come un innocente che non c'entra niente
fredda come un dolore Dolcenera senza cuore
atru da rebellà a nu n'à a nu n'à
e la moglie di Anselmo sente l'acqua che scende
dai vestiti incollati da ogni gelo di pelle
nel suo tram scollegato da ogni distanza
nel bel mezzo del tempo che adesso le avanza
così fu quell'amore dal mancato finale
così splendido e vero da potervi ingannare
Amiala ch'a l'arìa amia cum'a l'é cum'à l'é
amiala cum'a l'aria amìa ch'a l'é le ch'a l'é le
Amiala cum'a l'aria amia amia cum'a l'é
amiala ch'a l'arìa amìa ch'a l'é le ch'a l'é le
12/04/2008
Sadachbia
di Lucilla
la spalla, forgiata a conchiglia
per sostenere fragile, ma coraggiosa
la forma celata del tuo capo
se ne sta sola e sgravata.
così pure la mano e il grembo
che alleva in sé inestinguibile
questa sete disperata, deserto del mio
saziarmi di unghie e nero sangue.
la legge della costellazione pare allora
essersi spezzata, tutto è immoto:
la cascata consunta a fiumara,
così pure vano il mio nome
e il tuo dimenticato.
a che serve dunque che il sole così
ancora percorra nel cielo l’inverno,
se giunto al mese di volger le cose
e fissare infine un ritorno,
Acquario scuotendomi non verserà
che polvere dall’anfora vuota?
21/12/2007
[Tu hai davvero...]
di Alessio
Tu hai davvero,
giardiniere,
una quercia bambina.
La fai crescere
al riparo dal sole
e dall'ombra
la soccorri,
misuri lenti i suoi
progressi con le dita.
Senza di te,
giardiniere,
morrebbe.
E quando sarai tu
nella terra,
accanto,
linfa ai suoi
rami non più
foglia,
lei sarà nel vento
solitaria
e grande
e maestra,
e ti avrà
ancora
per sempre
accanto.
Tu hai davvero,
giardiniere,
il più grande dei tesori.
20/07/2007
IL GLADIATORE
A Rafael Nadal.
Spiraglio di luce ferisce l'orgoglio,
incatenato da un pollice verso
- esaltare o morire -
ora il mio spazio è solo terra e sudore
Ave Caesar ...
Urlo di pietra spacca il cielo,
mi soffoca il passo della tigre
- di tutti , uno, uno solo alla fine -
l'orizzonte è cerchio rosso del mare.
... morituri te salutant.
Ricordami così, scolpito nell'agone
il mio dolore è falce, flagello
implacabile la sete, mi aggrappo
coi piedi alla polvere, all'istinto
di occhio e braccio,
per scudo il ricordo.
Ricordami tenace, feroce fra le belve,
ruggito di sangue, orrore e spavento,
- resistere, ad ogni costo -
mostrare al mondo come uccidono
labbra di donna e mani bambine,
preda del canto di guerra.
Perché non sento più nulla, nella notte
che avvolge la lotta, il furore
si arrende solo al tuo sguardo,
alla carezza dei tuoi capelli piega
il ginocchio, angelo di luce celata
- e non arrendersi mai, fino ad averti raggiunto -
Ricordami adesso, mentre abbraccio la vittoria,
il pugnale infranto, i sandali sparsi nell'arena
- chiamatemi Fenice, una preghiera di fuoco -
ora che il freddo mi avvolge e sei mia,
guardami cedere al morso bianco del seno,
correre il campo ormai nudo dei fianchi.
Collina segreta dei sogni.
Tu sola, infine,
sei forza gentile.
04/07/2007
Il parco di Villa Litta
di Alessio
A Edo
Dov'è la quercia bambina?
Aspetta: ti porto.
C'è un arco dorato
in guardia del parco.
C'è una villa antica,
e sobria e stanca.
C'è un tempo così lungo
che gli alberi hanno smesso
di segnare anelli.
C'è un sentiero diritto,
e fiori e panche di pietra.
C'è un profumo di legno
e un silenzio di vento
e leggeri insoliti fruscii.
Gli alberi giganti
ci guardano passare:
cerchiamo la quercia bambina.
E' c'è anche una grande collina
e dietro la collina, Edo:
c'è un mondo bellissimo.
21/06/2007
Sagittarius
di Lucilla
ho teso il mio corpo come arco
per sillabare ancora verità antiche
in suoni nuovi, perciò ascolta,
tendi l’orecchio alla conca
di luce nera che ci avvolge e la tua,
incerta, nella mia mano poni,
insieme sveliamo il cerchio oscuro
della notte, poiché in cielo ogni uomo
ha una stella e una storia.
e guarda, già brilla all’orizzonte quella
multicolore che il tuo nome porta,
persistente profumo di terra
che nella memoria silenzioso spande,
come cerchio che il fusto accresce
ad ogni volgere del tempo, così
il tuo nome sorge e si fa frutto
dalle tenere carni, ignaro
perso nel vento e lieto,
come lieto il mio sorride alla tua casa.
perché vedi, come i giochi lasciati
alla nostalgia di infanzia
tornano a volte a stringerci le viscere
in improvviso, dolce ricordo,
così mi sento l’inesorabile legge del baratto
tenerci sempre ai suoi fili sospesi,
così nel rapido divenire
ci invochiamo l’un l’altro
e uniti dall’unica orbita
l’antico segnale rinnoviamo,
come giovani alberi snelli
che tendono rami a diversi cieli,
ma abbracciano in una sola terra,
una sola vita.
28/05/2007
Maia
dimmi, forse sarei più moderna
se usassi gli idiomi oggi tanto diffusi,
se ad esempio abbreviassi
e di noi scrivessi solo
- TVB, SIMUA, VxTG –
e per firma invece di un appiglio
di luce, ponessi una fila di croci
- XXX -
(ognuna un bacio ancora non dato)
ma vuoi mettere, scrivere
un profumo di carta, sussurrare
appena un sangue caldo di ceralacca,
imprimerti a gocce il mio sigillo
e scegliere all’Aurora
l’inchiostro viola,
così adatto al lutto di Elettra?
perché vedi, quello che ora ho da dirti
parla il linguaggio lento delle montagne
e ha suono di fiumi e foreste e la sua
eco fa tremare anche il vuoto
che separa le stelle,
come il silenzio tra noi,
del quale - ho cercato sul dizionario -
non esistono abbreviazioni.